Bellia Rosario

Dieci COSE DA EVITARE SE HAI DOLORE AI TENDINI DEGLI ARTI INFERIORI da Jill Cook

Dieci COSE DA EVITARE SE HAI DOLORE AI TENDINI DEGLI ARTI INFERIORI

Se dovessimo chiedere ad una persona che pratica sport di dire qual’è uno degli infortuni più fastidiosi che abbiano mai avuto, probabilmente una delle risposte più frequenti sarebbe la “tendinite”. E questo perché c’è sempre stata molta confusione su come riabilitarla.

Innanzitutto bisogna specificare subito una cosa: il termine “tendinite”, da sempre usato, non è corretto, ma è preferibile utilizzare il termine TENDINOPATIA.

Solitamente le tendinopatie sono problematiche dovute ad un sovraccarico funzionale e i tendini maggiormente colpiti sono il tendine d’Achille, quello rotuleo, quello degli adduttori (che generalmente i pazienti definiscono, erroneamente, come “pubalgia”) e quelli degli Hamstring prossimale (i muscoli posteriori della coscia nella loro inserzione a livello dei glutei). Principalmente sono gli sportivi a soffrire di questi problemi (in particolare i runner, calciatori, cestisti e pallavolisti), ma anche soggetti che non praticano queste attività.

Oggi parliamo di cosa NON dobbiamo assolutamente fare se abbiamo un dolore tendineo a livello degli arti inferiori, grazie al lavoro della Professoressa Jill Cook, fisioterapista australiana, considerata tra le massime esperte nel mondo in materia di tendinopatie, che ha stilato un decalogo sulle cose da evitare. Vediamole insieme.

1. RIPOSO COMPLETO

“Usalo o lo perderai”: questo detto si applica ai tendini, poiché durante il riposo completo il tendine perde la capacità di essere caricato. E di conseguenza anche il muscolo a cui il tendine è attaccato si indebolisce, rendendo la persona ancora meno in grado di caricare sull’arto infortunato. È possibile che nella fase cronica si abbia dolore durante il carico: quindi che bisogna fare? Bisogna ridurre il carico ad un livello sopportabile per il nostro tendine e, gradualmente, aumentare la tolleranza allo sforzo.

  • AVERE TRATTAMENTI PASSIVI

Tutti quei trattamenti che non sono indirizzati ad aumentare la capacità del tendine ad essere caricato NON hanno utilità a lungo termine, sebbene possano dare un breve sollievo dal dolore nel breve termine. Quindi trattamenti come massaggi, elettroterapia e crioterapia migliorano temporaneamente il dolore, che però si ripresenterà una volta che si tornerà a caricare sul tendine. Quindi la soluzione è: TRATTAMENTO ATTIVO, ovvero esercizi.

  • FARE INFILTRAZIONI

Sono stati fatti degli studi che hanno valutato l’infiltrazione di sostanze nel tendine mostrando una scarsa efficacia. L’infiltrazione dovrebbe essere presa in considerazione solo se il tendine non ha risposto ad un programma individualizzato di esercizi.

  • IGNORARE IL TUO DOLORE

Il dolore è un segnale di allarme che potrebbe indicare un pericolo e ignorarlo non è la scelta migliore. È quindi importante gestire il carico sul tendine, perché il dolore è un messaggio per avvertirti che stai lavorando troppo; è importante quindi ridurre gli aspetti che stanno portando ad un sovraccarico (vedi punto 10).

  • FARE STRETCHING

Nonostante lo stretching sia sempre stato consigliato nei casi di dolore tendineo, questo provoca un aumento di carichi compressivi sul tuo tendine, che sono dannosi e peggiorano la situazione. In particolare fare stretching in posizione eretta può essere molto provocativo per il tuo tendine.

  • MASSAGGIARE IL TENDINE

Un tendine doloroso significa che è sovraccaricato e irritato, quindi aggiungergli ulteriore stress meccanico massaggiandolo può aumentare il dolore. A volte ci si può sentire meglio subito dopo un trattamento manuale al tendine, ma questo peggiorerà immediatamente quando sottoposto al carico. Può, invece, essere utile massaggiare il ventre muscolare.

  • PREOCCUPARSI DELLE IMMAGINI

I risultati di un’ecografia o di una risonanza potrebbero spaventarti e le parole comunemente usate da medici e professionisti sanitari come degenerazione e strappo potrebbero farti venire il dubbio se il tendine debba essere caricato o meno. In realtà ci sono buone evidenze che un tendine patologico può tollerare i carichi, specialmente quando li aumenti gradualmente.

  • PREOCCUPARSI DI ROMPERSI IL TENDINE

Il dolore è un nostro alleato ed è un fattore protettivo per il tuo tendine (si so che suona un po’ strano…però è così!). Il dolore infatti permette di non caricare troppo per evitare dei danni. Tipicamente chi ha subito una rottura del tendine (in particolare quello achilleo) non ha mai lamentato dolore prima.

  • PRENDERE SCORCIATOIE CON LA RIABILITAZIONE

Questo è un punto fondamentale: il tendine ha bisogno di tempo per rinforzarsi e per riacquistare le sue capacità, quindi è importante che ti prendi tutto il tempo necessario. Sebbene sia un periodo di tempo sostanziale (almeno 3 mesi…a volte anche di più), i risultati a lungo termine sono migliori se si svolge una corretta riabilitazione. Ricorda: Roma non è stata costruita in un giorno!!!

  1. NON CAPIRE QUANDO IL CARICO E’ TROPPO ALTO

Il carico più alto sul tuo tendine è quando lo usi come una molla (ad esempio quando salti, fai uno scatto o un cambio di direzione); inizialmente è cruciale evitare alti carichi sul tendine per evitare un’ulteriore irritazione.

In conclusione, il miglior approccio riabilitativo per un dolore tendineo è un programma a base di esercizi (esercizio terapeutico), che inizia con esercizi di forza e, gradualmente, progredisce verso esercizi ad alto carico (salti, cambi di direzione, sprint), includendo anche esercizi di resistenza, per dare il giusto carico al tendine e garantire i migliori risultati a lungo termine.

Viene data molta importanza al lavoro in acqua e sul trampolino elastico per “smorzare” e modulare lo stress tissutale.

Riflessione finale di Bellia Rosario: Pur seguendo questi dieci principi di Jill Cook, nella nostra pratica clinica abbiamo riscontrato un valido aiuto con l’applicazione del Taping Bellia Biomechanical System. Utilizzando il nastro in lycra Dynamic Tape con le elevate caratterstiche elastiche, applicato con dei principi biomeccanici specifici, riesce a smorzare una parte dello stress meccanico a cui viene sottoposto il tendine per l’attivazione dell’effetto “recoil elastic”. La tecnica Taping Bellia Biomechanical System non bisogna considerarla passiva, visto che permette in maniera confortevole il movimento, ma un supporto per graduare la sollecitazione a cui viene sottoposto il tendine, per questo è un valido aiuto sia nella fase riabilitativa che nella fase di rientro sportivo, seguendo un principio biomeccanico mio-articolare. Bellia Rosario.

Bibliografia:

Biomecanichal Taping Bellia System Italy

a) https://journals.lww.com/cjsportsmed/Abstract/2004/09000/Neovascularization_and_Pain_in_Abnormal_Patellar.8.aspx

b) https://link.springer.com/article/10.2165/00007256-199927060-00004

c) https://journals.lww.com/acsm-msse/Fulltext/2009/06000/Dyslipidemia_in_Achilles_Tendinopathy_Is.5.aspx

d) https://www.japmaonline.org/doi/abs/10.7547/0980283

e) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3676165/

f) https://link.springer.com/article/10.1007/s00420-009-0410-0

h) https://link.springer.com/article/10.1186/1471-2474-8-41

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