Bellia Rosario

Frattura della rotula e cerchiaggio: presentazione di un case report

Frattura della rotula e cerchiaggio: presentazione di un case report

Le fratture di rotula rappresentano l’1% di tutte le fratture del corpo umano, sono maggiormente riscontrabili tra i 20 e i 50 anni.  La casistica ha rilevato che gli uomini hanno una probabilità due volte maggiore rispetto alle donne di riportare questo tipo di lesione.

Le fratture posso essere composte o scomposte, a due frammenti o comminute ovvero possono esserci più frammenti. (Disegno esplicativo)

Descrizione del case report:

paziente donna di anni 60 in seguito ad una banale caduta in casa otto anni prima, ha riportato la frattura scomposta della rotula ed è stata sottoposta ad intervento di osteosintesi con cerchiaggio. Il decorso post-operatorio è trascorso normalmente e il recupero funzionale è stato moto difficoltoso, dopo un anno sono stati rimossi i mezzi di sintesi. La paziente ha eseguito rieducazione funzionale e terapia fisica, ma il recupero del cammino è stato molto difficoltoso per la presenza di molti “compensi” posturali e funzionali. Questi compensi hanno determinato un sovraccarico funzionale dell’arto inferiore contro laterale con conseguente disfunzione dolorosa a livello plantare e del comparto laterale delle gambe da entrambi gli arti inferiori.

Sintomatologia:

La paziente segnala dolore generalizzato al ginocchio e senso di insicurezza durante la deambulazione a livello di entrambi i piedi, specificatamente a livello del comparto anteriore di entrambe le gambe, sia a livello dei peronieri che del tibiale anteriore. La sensazione dolorosa al ginocchio è di tipo “urente” nella zona rotulea e peri articolare.

Analisi funzionale iniziale:

  1. La mobilità del ginocchio è fisiologica, mentre la rotula risulta ipomobile in tutte le direzioni con un certo grado di “frizione” della zona “femoro-rotulea”.
  2. Ipotrofia dei muscoli estensori del ginocchio con particolare deficit di attivazione del vasto mediale obliquo. I tricipiti surali di entrambi gli arti risultano retratti e poco elastici, dovuto al poco cammino che esegue la paziente.
  3. La cicatrice operatoria risulta “retraente” in due direzioni e limita lo “sliding” tissutale durante la flessione completa del ginocchio. Nella zona della tuberosità tibiale c’è un “punto” di circa 1 centimetro che risulta molto “adeso” ai piani fasciale sottostanti.
  4. La deambulazione è “incerta” e la paziente ha un’autonomia di circa 300 metri.

Programma riabilitativo:

  1. Trattamento di release delle aderenze cicatriziali con diverse tecniche:
  2. Trattamento manuale e MTP
  3. Fibrolisi connettivale e fasciale
  4. Blade System
  5. Cupping therapy e ventose
  6. Applicazione della neuroregolazione Interattiva con strumento ENF
  7. Applicazione del taping kinesiologico Bellia System: decompressivo sulla cicatrice, stabilizzante a livello tibio tarsico bilaterale.
  8. Esercizio terapeutico analitico e globale
  9. Rieducazione del cammino.
analisi iniziale della cicatrice per valutare le disfunzioni tissutali
trattamento miofasciale delle aderenze cicatriziali con fibrolisori BC

Trattamento aderenze cicatriziali con Blade Bellia System
Trattamento combinato: Ventosa (vacuum) Blade System
applicazione del taping kinesiologico decompressivo sulla cicatrice

applicazione taping kinesiologico per supportare la deambulazione

Conclusioni e considerazioni:

La cicatrice si è evidenziata come la zona focale di tutta la disfunzione che riportava la paziente, ecco perché il trattamento fisioterapico ha privilegiato lo “scollamento” delle aderenze miofasciali per migliorare lo sliding tissutale. Quando la paziente ha percepito una migliore mobilità della rotula, della zona del ginocchio, è stato fondamentale l’esercizio terapeutico specifico per migliorare la deambulazione senza compensi posturali ed avere un movimento fluido e fisiologico. La paziente riferisce che la sintomatologia dolorosa inziale è diminuita progressivamente con il progredire del programma riabilitativo: il risultato finale è stato soddisfacente considerando che l’intervento chirurgico risale ad otto anni prima.

Le fratture della rotula spesso danneggiano la parte articolare cartilaginea di quest’osso nel corso del tempo questo danneggiamento si può trasformare in degenerazione cartilaginea e in seguito in artrosi; l’artrosi statisticamente si verifica con una probabilità di 1 su 4-5 casi di frattura di rotula, questo dato è generico in quanto dipende molto dal tipo di frattura e dal tipo di trattamento. Oltre all’artrosi, la debolezza muscolare intesa come ipotrofia e ipostenia della muscolatura potrebbe verificarsi a seguito di una frattura di rotula. Come esito della frattura si può riscontrare deficit di movimento con perdita di gradi di flessione e di estensione del ginocchio. Si può riscontrare anche dolore cronico nella parte anteriore del ginocchio ed è spesso legato alla degenerazione della cartilagine rotulea.

Video di alcune fasi del trattamento: https://www.youtube.com/watch?v=XVMmT45jP9Y&t=58s

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