Bellia Rosario

Terapia a vibrazione meccanica: Efficacia scientificamente dimostrata, semplice e non invasiva

Terapia a vibrazione meccanica: Efficacia scientificamente dimostrata, semplice e non invasiva

Il corpo umano è sottoposto costantemente a vibrazioni di differente tipologia, da quelle prodotte dall’automobile, tram, bicicletta, da un treno a quelle generate da macchine industriali o da utensili come pialle, aspirapolveri, trapani, etc..

La propagazione dei suoni e dei rumori trasmette energia sotto forma di onde di pressione nell’aria: nel caso delle vibrazioni, l’energia compare sotto forma di onde che si propagano in una struttura solida. Un corpo vibra quando descrive un movimento oscillatorio attorno ad una posizione di equilibrio statico.

Le vibrazioni a bassa, media ed alta frequenza possono avere effetti sia positivi che negativi sull’organismo. L’esposizione alle vibrazioni, infatti, può avere diverse ripercussioni sul corpo umano, a seconda del tipo di oscillazione e della durata d’esposizione a cui l’organismo è sottoposto.

   

È importante sottolineare  che, le vibrazioni utilizzate nei trattamenti sull’intero corpo, se applicate in maniera troppo aspecifica, hanno un  effetto che non sempre risulta benefico.  Il corpo umano non può essere considerato come un sistema che vibra come una massa unica con una sola frequenza naturale, ma ogni massa, ovvero ogni suo organo e individualmente ogni suo “segmento”, hanno ciascuno la propria frequenza di risonanza. Dunque, una applicazione sull’intero organismo può risultare “ottimale” per una zona corporea e di contro comportare effetti negativi su altri organi sottoposti alla stessa vibrazione meccanica.

 

L’effetto ottimale si ottiene localizzando le vibrazioni ad un segmento corporeo ben preciso, in modo da focalizzare l’effetto della vibrazione nella zona d’interesse, dove è quindi necessario applicare le vibrazioni, evitando inutili dispersioni: per far ciò occorre un dispositivo che consenta appunto, l’applicazione diretta di vibrazioni nella zona da trattare. E’ fondamentale utilizzare  in ambito clinico un dispositivo dedicato all’applicazione di vibrazioni meccaniche localizzate e controllate.

Una prima distinzione delle pedane vibranti li divide in due grosse categorie:

  • Pedana di tipo basculante: la frequenza di lavoro varia da 0 a 25Hz
  • Pedana a vibrazione verticale: la frequenza è compresa tra 30 e 50Hz

 

Fondamentale sono alcuni parametri:

  1. l’ampiezza della superficie di contatto con l’oggetto che vibra
  2. la frequenza della vibrazione
  3. l’ampiezza (potenza d’onda trasmessa)
  4. il tempo di esposizione
  5. la direzione di propagazione della stessa.

Gli effetti negativi sono connessi alle onde d’energia trasferite dalla sorgente vibrante al corpo soggetto all’esposizione: queste infatti provocano diversi effetti su tessuti e organi prima di essere attenuate (smorzate).

Il corpo umano non vibra come una massa unica con una frequenza naturale, ma gli organi interni e ogni singolo segmento del corpo umano hanno la propria frequenza di risonanza.

Il corpo sottoposto a vibrazioni meccaniche localizzate risponde ad un aumento dell’attività metabolica intorno all’area di dolore, stimolando ed accelerando il processo di guarigione.

Gli studi clinici e sperimentali degli ultimi anni sono stati rivolti a capire il meccanismo sorprendente per cui da una stimolazione puramente meccanica (onda sonora) si possano ottenere effetti biologici.  Tali effetti biologici (antinfiammatorio, antidolorifico, antiedemigeno, e di incremento della vascolarizzazione locale, così come dei processi di riparazione tissutale), sarebbero legati all’attivazione di specifiche catene enzimatiche, nonché alla produzione di specifici mediatori e fattori di crescita, responsabili, in ultima analisi, degli effetti terapeutici.

La  storia della terapia vibrante meccanica per mettere in evidenza l’efficacia

 

  • Il fisiologo russo Pavlov dimostrò nel 1927 che l’opportuna associazione di due adeguati stimoli poteva modificare alcune funzioni motorie e/o comportamentali del gatto (paradigmi di condizionamento neuronale associativo, per l’associazione temporale di due stimoli). Successivamente tale fenomeno è stato definito a livello cellulare e si venne a parlare di Long Term Potentiation (LTP), ovvero di un potenziamento a lungo termine (mesi) di selezionate reti nervose.
  • Whedon e coll., 1949 hanno effettuato i primi lavori scientifici riguardanti l’utilizzo delle vibrazioni a scopo terapeutico sull’uomo (il così detto esercizio terapeutico vibratorio). Questi studi hanno messo in evidenza degli effetti positivi ottenuti grazie all’applicazione di vibrazioni generate da uno speciale letto oscillante sulle anormalità metaboliche di pazienti allettati in immobilizzazione gessata.
  • Hettinger, 1956 dimostrò come la somministrazione di vibrazioni di frequenza pari a 50 Hz e con un’accelerazione pari a 10 g, fossero in grado di aumentare l’area di sezione muscolare, nonché di diminuire il tessuto adiposo all’interno del muscolo stesso.
  • Mouncastle e Rose nel 1959 affermano che La percezione vibratoria costituisce di fatto una sensibilità di tipo meccanico e, per questo motivo, coinvolge delle strutture recettoriali sensibili allo stimolo meccanico, ossia i meccano-recettori). Da un punto di vista anatomico-strutturale, i meccano-recettori sono provvisti sia di fibre mielinizzate di diverso calibro, che di fibre amieliniche, e si ritrovano in diversi tipi di tessuto, come la cute, il tessuto muscolare, il periostio, le capsule ed i legamenti articolari. Nello specifico, i meccano-recettori muscolari, prendono parte ai fenomeni di risposta riflessa conseguenti allo stiramento dell’unità muscolo-tendinea. Questi tipi di meccano-recettori, costituiscono delle strutture altamente specializzate e vengono definiti con il termine di “terminazioni anulo-spirali” dei fusi neuromuscolari.
  • Hagbarth nel 1973 ha studiato che dal un punto di vista funzionale i meccanocettori sono connessi a fibre mielinizzate appartenenti al gruppo Ia di Lloyd; queste ultime mostrano una velocità di conduzione elevata che si aggira attorno ai 100 m.s-1 e rispondono selettivamente a stimoli di tipo vibratorio dell’ordine di circa 150 Hz
  • Johansson e Valbo, 1983 hanno studiato che a livello cutaneo, nell’uomo sono identificabili, mediante tecnica microneurografica, altri quattro tipi di meccano-recettori, che possono essere classificati in base all’adattamento ed alle dimensioni del campo recettoriale.
  • Nazarov e Spivak, 1987 hanno condotto degli studi riferiti alle vibrazioni meccaniche e gli effetti sull’apparato scheletrico, quindi la cura dell’osteoporosi, recupero dei traumi, decalcificazione ossea, degenerazione ossea, e diminuzione della calcificazione negli astronauti. Solamente alla fine degli anni 80 ci furono i primi studi sulla possibilità di incremento delle capacità contrattili dei muscoli sottoposti a sollecitazioni di tipo vibratorio da allora le ricerche in questo specifico campo si sono fatte sempre maggiori ed esaustive, e i benefici delle vibrazioni controllate cominciarono ad essere analizzati anche dal punto di vista muscolare.
  • Mountcastle e collaboratori, 1989 affermano che non tutti i quattro tipi di recettori identificati si dimostrano sensibili alla percezione vibratoria, ed anche quelli che tra questi mostrano di essere recettivi nei confronti dello stimolo vibratorio, fanno registrare delle differenze nella risposta dettate dalla frequenza dello stimolo vibratorio stesso.
  • Mountcastle e collaboratoi, 1990 in seguito a studi effettuati sull’animale, hanno classificato le unità recettoriali deputate alla ricezione sensitiva dello stimolo tremore-vibrazione in tre classi, che sono tra loro distinte in base al tipo di terminazione nervosa, all’area del campo d’azione recettoriale, alla proprietà adattive ed alla sensibilità dinamica.
  • Dal 1994 il Prof. C. Rubin ha focalizzato i suoi studi nella comprensione dei meccanismi cellulari responsabili della crescita, della guarigione e dell’omeostasi dell’osso e in particolare, nell’analizzare in quale maniera stimoli biofisici (meccanici ed altri), mediano tali risposte. I risultati ottenuti dai suoi lavori mostrano come questi stimoli inducano un’inibizione dell’osteopenia, la promozione della ricrescita ossea all’interno di protesi o in difetti scheletrici, e anche una guarigione più rapida delle fratture.
  • I russi Nazarov e Spirav lavoravano per il governo Russo e i loro studi sulle vibrazioni vennero impiegati a supporto delle attività ginniche degli astronauti nello spazio. Nei primi anni 90, gli americani riuscivano a stare nello spazio non oltre i 120 giorni ed avevano sempre gravissimi problemi muscolari ed ossei, mentre gli astronauti russi riuscirono a stracciare record su record facendo stazionare nello spazio, sulla stazione orbitante MIR due astronauti per ben 450 giorni. Da allora le ricerche in questo specifico campo si sono fatte più dettagliate grazie soprattutto agli studi condotti dal Prof. Carmelo Bosco, uno dei massimi esponenti dello studio della risposta del corpo umano alle vibrazioni meccaniche. Egli elaborò un metodo di allenamento (AV – Allenamento Vibratorio) in grado di migliorare la potenza, la resistenza e la velocità del soggetto in esame, mediante l’esecuzione di semplici esercizi su una pedana vibrante a determinate frequenze, permettendo inoltre di curare anziani e infortunati, senza dover ricorrere a spiacevoli terapie di rieducazione.
  • Schiessl 1997, brevettò l’utilizzo di un macchinario capace di generare oscillazioni di tipo rotazionale.
  • Fritton e coll. (1997) misero a punto una macchina basata sulle oscillazioni di tipo traslatorio (tecnica poi abbandonata per i suoi scarsi risultati). In entrambi i casi il campo applicativo di queste apparecchiature era quello di tentare di ottenere una stimolazione della crescita ossea, grazie a delle specifiche frequenze che potremmo definire con il termine di “osteogeniche”.
  • Flieger e coll. 1998, dimostrarono come nell’animale sottoposto a vibrazioni si registrasse un incremento nella proliferazione ossea.
  • Carmelo BOSCO 2000, ha condotto delle ricerche in questo specifico campo, e si è dimostrato uno dei massimi esponenti dello studio della risposta del corpo umano alle vibrazioni meccaniche. Egli elaborò un metodo di allenamento (AV – Allenamento Vibratorio) in grado di migliorare la potenza, la resistenza e la velocità del soggetto in esame, mediante l’esecuzione di semplici esercizi su una pedana vibrante a determinate frequenze, permettendo inoltre di curare anziani e infortunati, senza dover ricorrere a spiacevoli terapie di rieducazione.
  • Nel 2007 Nicola BISCIOTTI ha pubblicato sulla rivista “New athletic Research in Science Sport” un lavoro coordinato dalla Facoltà di Scienze dello Sport dell’Università di Lione (Francia) e dalla Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Motorie di Torino.  L’articolo dice:  “Gli effetti della somministrazione controllata di vibrazioni sul corpo umano sono noti sin dal 1949, data del primo lavoro scientifico in quest’ambito specifico. Tuttavia, solamente quaranta anni più tardi fu scientificamente riconosciuto il valore terapeutico delle vibrazioni per ciò che riguarda il loro effetto osteogenico, che giustifica la loro applicazione in medicina geriatrica in senso generale ed in alcune patologie specifiche come l’osteoporosi. Inoltre, recentemente gli effetti fisiologici indotti dalle vibrazioni, sono stati sfruttati per indurre particolari adattamenti, in termini di aumento della forza contrattile nei suoi vari aspetti, anche in campo sportivo. Un ulteriore, anche se non molto conosciuto, ambito terapeutico delle vibrazioni, è costituito dalla riabilitazione funzionale. Lo scopo di questo lavoro è quello di illustrare i principi neurofisiologici del lavoro vibratorio.”
  • Nel 2014 il Sergio Rigardo  afferma che nei tessuti viventi quando vengono sottoposti a vibrazione sonora si attiva una sorta di benefico “micro-idromassaggio”, in grado di promuovere una serie di reazioni biochimiche e cellulari, responsabili, in ultima analisi, dell’effetto terapeutico. Tali effetti biologici (antinfiammatorio, antidolorifico, antiedemigeno, e di incremento della vascolarizzazione locale, così come dei processi di riparazione tissutale), sarebbero legati all’attivazione di specifiche catene enzimatiche, nonché alla produzione di specifici mediatori e fattori di crescita, responsabili, in ultima analisi, degli effetti terapeutici (prof. Sergio Rigardo 2014)

I  meccanorecettori che si trovano a livello del derma, che ricoprono il ruolo maggiormente rilevante nell’ambito della percezione vibratoria sono:

  1. i corpuscoli di Meissner, hanno un’attivazione di tipo selettivo per gli stimoli vibratori di bassa frequenza, di valore compreso tra i 5 ed i 40 Hz (La Motte e Mountcastle, 1975, definita percezione dell’effetto flutter (fluttuazione) (Talbot e coll., 1969)
  2. La percezione dello stimolo vibratorio, sarebbe da addebitarsi essenzialmente ai corpuscoli del Pacini, che mostrano una frequenza vibratoria ottimale attorno ai 100 Hz, anche se il loro range recettoriale spazia dai 90 ai 600 Hz (Loewenstein e Skalak, 1966)
  3. I meccanorecettori ad adattamento lento, sempre localizzati nel derma, sono i dischi di Merkel o SA-1 (Slow Adaptation-1). Mostrano recettività sia nei confronti del movimento, sia nei confronti dell’intensità dello stimolo meccanico a cui sono sottoposti.

Per ottimizzare l’efficacia delle vibrazioni in modalità terapeutica bisogna graduare in maniera corretta alcuni parametri applicativi:

  1. la durata dell’esposizione
  2. l’area in cui viene somministrata la vibrazione
  3. la frequenza di risonanza emessa
  4. la posizione posturale durante l’applicazione.

Bisogna quindi considerare i punto di applicazione della vibrazione e se la stimolazione è solo generata da una sorgente, per questo motivo le vibrazioni possono essere distinte in:

  1. vibrazioni trasmesse da una sola sorgente al corpo intero
  2. vibrazioni con più sorgenti e che coinvolgono il corpo intero.

CONTROINDICAZIONI ASSOLUTE E RELATIVE alla terapia Vibrante meccanica TOTAL BODY (PEDANE VIBRANTI)

Anche la terapia Vibrante meccanica può presentare alcuni effetti indesiderati o, quantomeno, il suo utilizzo richiede, in presenza di alcuni tipi di patologie:

  1.  Accortezze particolari:
    1. Le patologie di tipo vascolare costituiscono la principale controindicazione all’utilizzo della metodica vibratoria. Per questo motivo le varici, soprattutto se in fase avanzata, costituiscono di per sé una controindicazione ben precisa alla Terapia Vibrante.
    2. la presenza di teleangectasie adiacenti ai distretti muscolari che vengono sollecitati dalle vibrazioni, pongono dei limiti per quello che riguarda i parametri della seduta di lavoro sia in termini d’intensità, che di volume di quest’ultima.
  2. Controindicazione di tipo transitorio:
    1. l’immediato periodo post-traumatico e/o post-chirurgico
    2. algie in fase ACUTA di diversa natura, come ad esempio le varie forme di cefalea, lombalgie e cervicalgie
  3. Controindicazione di tipo permanente:
    1. le ernie del disco
    2. la presenza di mezzi di osteosintesi
    3. gravi forme di artrosi, scoliosi gravi (oltre i 20° Cobb)
    4. alterazioni della conduzione neuromuscolare accertate sia clinicamente che strumentalmente
    5. emorroidi
    6. coliti severe
    7. patologie a carico dell’apparato riproduttivo
    8. Prostatite
    9. forme tumorali
    10. Gravidanza (controindicazione al trattamento del bacino)
    11. Epilessia
    12. Spasticità
    13. Tutte le patologie a carico dell’apparato visivo costituiscono una controindicazione primaria all’utilizzo delle vibrazioni nella zona del capo.

CONTROINDICAZIONI alla terapia Vibrante meccanica LOCALE – NOVAFON

  1. in caso di Epilessia
  2. in gravidanza non trattare sulla pancia e sulla schiena
  3. in caso di aterosclerosi nota non trattare sopra i vasi (in particolare i vasi che forniscono il cervello / carotidi)
  4. in presenza del sindrome del seno carotideo non trattare al collo
  5. in presenza di aritmie cardiache non trattare nelle immediate vicinanze del cuore
  6. su pazienti con tumori solo dopo la completa rimozione del tessuto tumorale (senza residui) e l’assenza di metastasi
  7. su trombosi venosa delle gambe o altri trombi noti
  8. su ferite aperte
  9. su processi infiammatori e tumori
  10. Vietato tenerlo sopra un pacemaker. Consigliato tenere sempre lontano lo strumento ad almeno 20 centimetri dall’impianto, sotto controllo medico.
  11. nel caso di uno stent, contattare il medico curante (consigliato tenere sempre lontano lo strumento ad almeno 10 centimetri dall’impianto).
  12. in presenza di un pacemaker cerebrale
  13. in caso di uno shunt celebrale dovrebbero essere essenzialmente trattate solo gambe e braccia
  14. mai avvicinare o appoggiare la testina magnetica nelle immediate vicinanze di un impianto metallico
  15. nel caso di cicatrici iniziate a trattare 2 settimana dopo la rimozione dei punti

 

 

I CAMBIAMENTI FISIOLOGICI INDOTTI DALLA TERAPIA CON VIBRAZIONE MECCANICHE

Recentemente molti studi testimoniano come le vibrazioni inducano delle risposte adattive da parte dell’apparato neuromuscolare umano sia di tipo metabolico che meccanico. Da tempo è nota la correlazione esistente tra la specificità della disciplina sportiva praticata ed il profilo ormonale dell’atleta: atleti praticanti discipline di tipo esplosivo-balistico, come ad esempio gli sprinter, possiedono un alta concentrazione basale di testosterone (T) (Kraemer e coll., 1995; Bosco e coll, 1996). L’esercizio infatti è in grado d’indurre una significativa risposta ormonale, non solo in termini d’adattamento acuto all’esercizio stesso, ma anche sotto forma di riposta a lungo termine nei confronti di quest’ultimo (Inoue e coll., 1994; Viru, 1994; Kraemer e coll., 1996). Anche la terapia vibrante è in grado d’indurre simili risposte ormonali di tipo adattivo, specificatamente una seduta di terapia vibrante provoca un aumento della concentrazione di T ed ormone somatotropo (GH) contestualmente ad una diminuzione della concentrazione di cortisolo (C) (Bosco e coll., 2000).
La terapia vibrante, se opportunamente realizzata, può indurre degli adattamenti ormonali stabili che testimonierebbero di un altrettanto stabile adattamento, in termini migliorativi, della funzione neuromuscolare (Bosco e coll., 2000).
Tra gli altri ormoni la cui secrezione viene fortemente stimolata dalla terapia vibrante, dobbiamo ricordare, in primo luogo, la serotonina (5-Idrossitriptamina), un’amina biogena derivata dalla decarbossilazione del 5-idrossitriptofano. La serotonina viene prodotta dalle cellule enterocromaffini della mucosa intestinale ed è presente nel sistema nervoso, nella muscolatura liscia e nelle piastrine del sangue. È un potente vasocostrittore locale e possiede un effetto ipotensivo generale, inoltre svolge un ruolo importante nella emostasi, stimolando la riparazione dei vasi lesi.

Un altro effetto provocato dalle vibrazioni meccaniche, applicate al ventre muscolare e/od alla struttura tendinea (10-200 hz), oppure all’intero corpo (1-30 Hz), è l’attivazione dei recettori dei fusi neuromuscolari (muscle spindle receptors), sia a livello del complesso muscolo-tendineo direttamente sollecitato, che dei gruppi muscolari adiacenti (Hagbarth e Eklund, 1985; Seidel, 1988). Questo tipo di risposta da parte del muscolo alla sollecitazione vibratoria viene definito con il termine di “riflesso tonico da vibrazione” (RTV) (Hagbarth e Eklund, 1966). È scientificamente ampiamente documentato il fatto che il RTV induca un aumento della forza contrattile dei gruppi muscolari coinvolti (Hagbarth e Eklund, 1966; Johnston e coll, 1970; Arcangel e coll., 1971; Armstrong e coll., 1987; Matyas e coll., 1986; Samuelson e coll., 1989; Bosco e coll., 2000).
Questo aumento della capacità contrattile del gruppo muscolare sottoposto a vibrazioni, e i cambiamenti nella risposta neuromuscolare sono da attribuirsi principalmente all’aumento dell’attività dei centri motori superiori (Milner-Brown e coll., 1975) ed al sostanziale miglioramento dei comandi nervosi che regolano la risposta neuromuscolare (Bosco e coll., 1998). In effetti, il complesso muscolo tendineo sottoposto a vibrazione sopporta dei modesti, ma comunque significativi, cambiamenti della propria lunghezza, di tipo ritmico (Kerschan-Shindl e coll., 2001), che fanno si che la vibrazione meccanica sia sostanzialmente assimilabile ad un cadenzato susseguirsi di contrazioni concentriche ed eccentriche di piccola ampiezza (Rittweger e coll., 2001). Questo particolare comportamento meccanico potrebbe indurre una facilitazione nell’eccitabilità del riflesso spinale (Burke e coll, 1996).
Si può ipotizzare che il riflesso tonico da vibrazione, indotto dalle vibrazioni stesse, induca un aumento del reclutamento delle unità motorie tramite un attivazione dei fusi neuromuscolare ed i pattern di attivazione polisinaptici (De Gail e coll., 1966). Un ultimo, ma non meno importante parametro fisiologico sul quale le vibrazioni possono influire è costituto dalla circolazione sanguigna, la terapia vibrante può infatti determinare una riduzione della viscosità del sangue ed un aumento della velocità media del flusso circolatorio (Kerschan e coll., 2001).

Nei tessuti viventi quando vengono sottoposti a vibrazione sonora si attiva una sorta di benefico “micro-idromassaggio”, in grado di promuovere una serie di reazioni biochimiche e cellulari, responsabili, in ultima analisi, dell’effetto terapeutico.  E le stesse formazioni calcifiche, che spesso si riscontrano in sede di tendini e legamenti infiammati,  il meccanismo che può portare alla loro scomparsa, dopo trattamento vibratorio, non è legato ad un’azione meccanica diretta “invasiva”, bensì ad un loro scioglimento, per attivazione di processi biochimici locali. Gli studi clinici e sperimentali degli ultimi anni sono stati rivolti a capire il meccanismo sorprendente per cui da una stimolazione puramente meccanica si possano ottenere effetti biologici.  Tali effetti biologici (antinfiammatorio, antidolorifico, antiedemigeno, e di incremento della vascolarizzazione locale, così come dei processi di riparazione tissutale), sarebbero legati all’attivazione di specifiche catene enzimatiche, nonché alla produzione di specifici mediatori e fattori di crescita, responsabili, in ultima analisi, degli effetti terapeutici (prof. Sergio Rigardo 2014)

Gli studi evoluti sulle sostanze che vengono liberate dopo trattamento con terapia di vibrazione meccanica nei tessuti trattati, mostrarono molteplici effetti biologici. In particolare è stata rilevata la presenza di radicali liberi nei liquidi interstiziali pericellulari provenienti dai capillari, oltre a cellule istiocitatrie inizialmente indifferenziate. L’esame istologico del tessuto trattato mostra progressive variazioni cellulari, in particolare a carico dei globuli bianchi del sangue (leucociti polimorfonucleati) che invadono e distruggono (mediante fagocitosi) i frammenti di cellule danneggiate e i detriti derivanti dall’alterato metabolismo tissutale. Inoltre a distanza di un tempo variabile (dipendente della quantità di energia e dalle caratteristiche della tecnologia utilizzata e della tipologia dei tessuti trattati) è possibile dimostrare la comparsa di cellule speciali (fibroblasti) che riformano un tessuto connettivo che progressivamente evolve, con una crescita progressiva fino a formare nuovo tessuto funzionale. È possibile evidenziare inoltre nei liquidi pericellulari l’attivazione di reazioni immunitarie veicolate da linfociti e macrofagi polimorfonucleati che sostengono l’evoluzione dei processi riparativi. Altri studi hanno descritto la presenza nel tessuto danneggiato trattato con onde d’urto di livelli bradichinina e di prostaglandine e di nitrossido (NO2) notevolmente superiori a quelli rilevati nei tessuti non trattati. L’aumento di queste sostanze viene messo in relazione con la vasodilatazione e l’accumulo di essudati, sostenuti dalla sensibilizzazione delle terminazioni nervose.

 

 

 

Il training con vibrazioni o WBV (Whole Body Vibration) si è sviluppato originariamente come modifica del riflesso tonico di vibrazione (TVR) prodotto tramite la vibrazione dei tendini. Il TVR è una contrazione riflessiva indotta derivante dalla stimolazione locale dei tendini o dei muscoli (Bongiovanni LG Hagbarth KE 1990). La variazione prodotta nella lunghezza del muscolo viene rilevata dai fusi muscolari e induce una serie di risposte di adattamento. Questa attività si desume da un aumento del segnale elettromiografico del muscolo interessato che può inoltre assicurare in questo modo una percentuale di forza maggiore senza un rigido controllo da parte del sistema neuro-muscolare. La generazione del TVR è usata come trattamento in fisioterapia, e medicina riabilitativa. La relativa applicazione nello sport ha richiesto un metodo di stimolazione più pratico ed efficiente. Nasarov, un allenatore russo, fu il primo ad applicare lo stimolo vibratorio per aiutare i suoi atleti nella preparazione fisica .  L’onda di vibrazione veniva applicata ai muscoli distali e così trasmessa a quelli prossimali dai tessuti. Egli utilizzava un dispositivo speciale per generare la vibrazione ad una frequenza di circa 23Hz. Gli esperimenti condotti, portarono Nasarov a evidenziare i benefici del training con vibrazioni ed a ipotizzare un miglioramento indotto nella circolazione periferica. Il team di ricerca del prof. C. Bosco ha analizzato e documentato gli effetti della WBV eleggendo questa metodica come la naturale evoluzione delle precedenti,  conferendogli maggiore efficacia ed applicabilità.

Attualmente una nuova tecnica di valutazione che utilizza contemporaneamente le vibrazioni e l’elettromiografia di superficie si sta affermando nel campo della diagnosi clinica della medicina fisica e nella riabilitazione post-traumatica. Tale metodica, ideata da Bosco , è in grado di monitorare lo stato funzionale dei propriocettori articolari e del muscolo agonista dell’articolazione interessata sia in fase pre-operatoria che nella fase di recupero – Bosco C., Foti C., Tsarpela O., Rocco A., Caruso I. (2000). La differenza tra questa nuova tecnica e quelle  tradizionali consiste nel fatto che attraverso la stimolazione vibratoria si riesce a registrare, tramite EMG, lo stato funzionale dei propriocettori articolari e  tendinei (corpuscoli di Ruffini, del Pacini, di Messner, del Golgi) i quali, plausibilmente dopo un intervento chirurgico a livello articolare subiscono una rescissione. Tale condizione provoca delle risposte elettromiografiche anomale anche dopo molti anni dall’intervento chirurgico, malgrado le condizioni di forza e di potenza espresse dal muscolo che agisce sulla articolazione operata  risultino simili a quelle dell’arto sano. La non corretta funzionalità del sistema osteo-muscolo-articolare potrebbe comportare al soggetto operato e, riabilitato attraverso le terapie tradizionali (isocinetica, elettrostimolazione ecc.), situazioni recidivanti, soprattutto se il soggetto è un atleta. Le vibrazioni, inserite in un programma di riabilitazione, possono contribuire in modo sostanziale al recupero funzionale del sistema osteo-muscolo-articolare operato  in quanto costituiscono attualmente l’unico stimolo che riesce a creare delle perturbazioni a livello dei propriocettori articolari riducendo, inoltre, lo stress a livello muscolare e tendineo (Bosco C e coll. Biology of Sport, 15, 3: 157-164, 1998).

 

   

Si consiglia di leggere anche: SCHEMA RIASSUNTIVO DI APPLICAZIONE DELLE VIBRAZIONI SONORE IN FISIOTERAPIA secondo la tecnica Bellia System Integrato con NOVAFON – segui il link:  http://tapingbellia.com/terapia-a-vibrazione-sonora-locale-novafon-scientificamente-dimostrata-efficace-semplice-e-non-invasiva/

VIDEO SPASTICITA’ alla mano post ictus: Nel video è presentato il trattamento “combinato” anche con Novafon. Caratteristiche del trattamento con vibrazioni NOVAFON: test iniziale, trattamento in statica dinamica con testina magneti a 50 Hz, e a 100 Hz con stimolazione cinestetica, per concludere con test di valutazione finale e scrittura, il paziente riferisce: “i movimento della mano è più fluido”. Valutazione ottima!!! www.tapingbellia.com

Per vedere il video CONSIGLIATO    https://www.youtube.com/watch?v=hjPX7Kii4pw

BIBLIOGRAFIA                                                

1 Mountcastle V.B., Rose J.: Touch and kinesthesis in neurophysiology. In: Magoun H.W. (Ed). Handbook of Physiology. American Physiological Society. Vol 1: 387-430, 1959. 2 Hagbarth K.E.: The effect of muscle vibration in normal man and in patients with motor disease. In: New Developments in Electromyography and Clinical Neurophysiology. Desmet J.E. Ed. pp 428-443. Kargel, Basel, 1973. 3 Johansson R.S., Valbo A.B.: Tactile sensory coding in the glabrous skin ofthe human hand. Trends in Neurosi. 6: 27-32, 1983. 4 Mountcastle V.B., Talbot W.H., Sakata H., Hyvarinen J.: Cortical Neuronalmechanism in flutter-vibration studied in unasthetized mnkeys. Neuronalperiodicità and frequency discrimination. J Neurophysiol.32: 452484, 1969. 5 Cosh J.A.: Studies on the nature of vibration sense. Clin Sci. 12: 131-151,1953. 6 Cauna N., Mannan G.: The structure of human digital Pacinian corpusclesand its functional significance. 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SITOGRAFIA:

  1. http://www.fisioterapiacompagnoni.it/Notizie/2013/fisioterapia-davanguardia-vibra-vibrazioni-ad-alto-valore-terapeutico/
  2. FONTE: LA VIBRAZIONE MECCANICA – BOOK SCIENTIFICO A CURA DI ANDROMEDA S.R.L. http://www.keopeworld.com/wp-content/uploads/2014/07/Book-scientifico-effetti-vibrazioni-1.pdf
  3. http://besport.org/sportmedicina/vibrazioni_e_riabilitazione_sportiva.htm#sthash.uq5rUFiL.dpuf

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  1. […] Terapia a vibrazione sonora locale: Scientificamente dimostrata, semplice e non invasiva – segui il link http://tapingbellia.com/terapia-a-vibrazione-meccanica-scientificamente-dimostrata-semplice-e-non-in… […]

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