Bellia Rosario

Lo sport e gli indumenti compressivi: performance e recupero

 

 

Lo sport e gli indumenti compressivi: performance e recupero

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La compressione è già una “tecnica” che rientra nella pratica per ridurre la formazione di ematomi/edemi e ridurre il dolore nel trattamento degli infortuni dei tessuti molli. Da qui, nasce il razionale dell’utilizzo anche nel recupero, visto che gli effetti nel trattamento infortuni sono teoricamente paragonabili a quelli della crioterapia, scientificamente utile per il recupero. Ma queste basi teoriche, hanno poi trovato riscontri a livello scientifico?

Il problema principale nel trovare un’identità di risultati sta nel fatto che le variabili che possono influenzare l’esito delle ricerche sono molteplici:

  • Caratteristiche dei tessuti: l’ampia eterogeneità con cui vengono costruiti i tessuti (poliestere, elastane, nylon, ecc) non garantisce un’uniformità dei prodotti. Non a caso, esistono prodotti che costano il triplo/quadruplo di altri.
  • Caratteristiche dei prodotti: esistono indumenti compressivi che coinvolgono esclusivamente il polpaccio (calze) e altri che “avvolgono” completamente gli arti inferiori.
  • Caratteristiche della compressione: solo parlando delle calze, alcuni prodotti esercitano una pressione maggiore (20-22 mmHg) nella parte superiore del polpaccio, mentre altri nella parte inferiore (caviglia).
  • Caratteristica della ricerca: tipo – durata – intensità dell’esercizio che determina l’affaticamento; indici utilizzati per definire la performance (e quindi l’entità del presunto recupero); livello dei partecipanti allo studio; tempo per il quale viene utilizzato l’indumento e durata della ricerca.

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L’unica Rewiew (ricerca che cerca di “riassumere” quello che emerge dai singoli studi) attualmente pubblicata è quella di McRae che ribadisce come attualmente gli esiti delle ricerche siano incerti a causa delle molteplici variabili citate sopra. In ogni modo, l’unico effetto che ha ricevuto consensi statistici certi è la riduzione del dolore post-sforzo se indossati nelle 24-96 ore successive (pantaloni compressivi). Su altri parametri le ricerche hanno dato risultati contrastanti.

 

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INDUMENTI COMPRESSIVI E PERFORMANCE

L’utilizzo maggiore di questi indumenti (calze compressive) avviene durante le competizioni, in particolar modo nelle gare podistiche amatoriali. Come avviene per il recupero, le varianti che possono influenzare il risultato degli studi sono diverse, infatti, la review di McRae ribadisce questa difficoltà. È stato notato come l’indossare questo tipo di calze migliori la perfusione tessutale, ma solamente la prestazione di salto (se si indossano pantaloni compressivi) sembra trarne beneficio.

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Ma allora quali sono i motivi di questa diffusione nel mondo podistico amatoriale? Si possono ipotizzare 2 risposte (una non esclude l’altra …):

  • Gli indumenti compressivi rappresentano solo una moda. Infatti i Top Runner non li usano: se fossero realmente efficaci si assisterebbe a competizioni di mezzofondo/maratone internazionali con atleti con calze compressive.
  • Gli eventuali benefici sono minimi: tra chi li ha utilizzati si riscontra una modesta riduzione dell’incidenza di crampi e di contratture / affaticamenti dei polpacci, durante competizioni o allenamenti di lunga distanza.

CONCLUSIONI

Alla luce di tutte queste considerazioni, sono indumenti da consigliare o no?

 

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Personalmente sono dell’opinione che sulla prestazione, nella migliore delle ipotesi, potrebbero avere un “effetto placebo”. In ogni modo la casistica empirica indica che alcuni podisti ne hanno tratto benefici modesti e in situazioni particolari. Quello che è certo è che, comunque, il guadagno nella performance è minimo!

Si dovrebbe invece verificare con maggiore attenzione la loro efficacia (se utilizzate con continuità, per alcune ore al giorno e per diverse settimane) nel recupero: le ricerche effettuate non sono andate oltre i 4 giorni … Se il corretto uso della crioterapia dà benefici, è lecito pensare che lo stesso possa avvenire per la compressione, utilizzata a livello terapeutico con lo stesso fine: ottenere la riduzione di ematomi e dell’edema.

Ma è lecito anche formulare altre 2 domande importanti, alle quali sarebbe auspicabile dare presto una risposta:

  • Può esserci assuefazione nell’utilizzo di determinati indumenti?
  • Ricordando che l’effetto compressivo diminuisce nel tempo per le caratteristiche dei tessuti che compongono questi materiali: quanto dura l’efficacia compressiva di un prodotto?

 

 

Autore: Melli Luca, istruttore atletica leggera GS Toccalmatto (melsh76@libero.it)

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Per approfondire:

 

Articolo completo: http://therunningpitt.com/2011/10/pittppi-calzelunghe.html

Calze lunghe a compressione graduata per correre: semplice moda o funzionano davvero?

Partiamo dal meccanismo che sta alla base di tutto il discorso. Teoricamente dovrebbero favorire il ritorno venoso verso il cuore, ridurre i movimenti muscolari dei polpacci, permettendo quindi di correre più a lungo e con meno disagi.

La domanda fondamentale è la seguente: fanno andare più forte? Se così fosse, come mai non le usano tutti gli atleti di altissimo livello?

A mio avviso la risposta è molto semplice: più la muscolatura della parte inferiore della gamba è sviluppata, più sono utili. Kenioti e compagnia bella non le usano semplicemente perché hanno i muscoli dei polpacci poco sviluppati (che dal punto di vista biomeccanico è un vantaggio incredibile per correre forte e a lungo!). Atleti bianchi “muscolati”, come per esempio il forte mezzofondista statunitense Solinsky (primo bianco ad abbattere il muro dei 27′ sui 10.000 in pista), le usano invece anche per gare corte in pista (chissà se per effettiva necessità o solo per “dovere”, va detto comunque che il marchio dello sponsor si vede appena…).

Personalmente ho iniziato a utilizzarle qualche anno fa. Le trovo utilissime soprattutto per le gare lunghe (dalla mezza in su) e durante gli allenamenti invernali: infatti, nonostante i pantaloni lunghi aderenti, usare i calzini corti con la caviglia scoperta quando ci sono 0° non è proprio il massimo…

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Le uso anche in occasione di allenamenti particolarmenti tirati o lunghi. La differenza è effettivamente tangibile, soprattutto a fine seduta: polpacci affusolati e che non si gonfiano nelle ore successive, come invece mi capitava quando usavo il classico calzino corto.

Sul mercato si trovano tantissimi modelli (da gara, da recupero, da riposo, calza completa o solo polpaccio ecc.).

Ovviamente le varie case produttrici, una volta verificata la possibilità di guadagno, hanno fatto a gara per proporre modelli teoricamente sempre più “rivoluzionari” e vantaggiosi.

Negli anni ho provato anche un modello da recupero (“BV Sport”) e vari modelli da riposo (sempre “BV SPORT”, “Solidea” ecc.).

Trovo eccezionali soprattutto i modelli da riposo: dovendo stare spesso seduto per lavoro, alle volte mi capitava di arrivare alla sera con i muscoli delle gambe gonfi e una sensazione di pesantezza non indifferente. Da quando ho iniziato a usarli quotidianamente, la situazione è decisamente migliorata, anzi il fenomeno è praticamente scomparso.

Di seguito la mia personale classifica relativa ai modelli da gara/allenamento:

Compressport Full SOCKS (with 3D.DOTS)

Compressione ai massimi livelli, anche il piede risulta perfettamente fasciato. Polpaccio assolutamente immobile. Sono talmente strette che è addirittura impegnativo indossarle!

CEPSocks CEP Running Progressive Compression Socks

Piede un po’ meno fasciato delle precedenti, la compressione si sente soprattutto a livello della caviglia e su fino al polpaccio. Usate a Berlino 2010…

CEPSocks CEP Running Compression Socks

Molto simile alla versione “Progressive”, un ottimo prodotto.

Nike Cush Compression Knee-High Running Socks

Molto strette, forse pure troppo. Le sento più strette che compressive.

X-SOCKS Run Energizer

Fascianti, ma non proprio compressive.

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New Balance Meryl Skinlife Compression Sock

Come sopra, fascianti ma poco compressive, sono comunque ottime calze per l’inverno.

Oltre alle calze, esiste anche tutta una serie di capi d’abbigliamento compressivi (SKINS, 2XU, X-BIONIC, BV SPORT ecc.), ma per questi mi ci vuole un post dedicato… anche perché non posso liquidare in un paio di righe il segreto del bat-pigiama… 😉

Concludo con un consiglio: essendo molto strette, indossatele sempre e solo da seduti! Se provate a farlo in piedi, il rischio infortunio “da caduta” è altissimo…

INDUMENTI COMPRESSIVI

L’utilizzo maggiore di questi indumenti (calze e pantaloni compressive) avviene durante le competizioni, in particolar modo nelle gare podistiche amatoriali. Uno studio di McRae ha evidenziato che l’indossare questo tipo di calze migliori la perfusione tissutale, con benefici durante la performance e in fase di recupero dopo lo sforzo. Dalla mia esperienza personale posso dire che nel pattinaggio a rotelle corsa sono molto utilizzate a livello internazionale, specie dai maratoneti, che dovendo pattinare su superfici spesso ruvide hanno particolari problemi al comparto anteriore della gamba (sindrome del tibiale anteriore) e con queste calze compressive riescono ad attenuare la problematica. Cosa ne pensate?? Il taping potrebbe avere una valenza positiva con una tecnica stabilizzante?? Chiaramente in maniera longitudinale !!

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Discussion (2)

There are 2 responses to “Lo sport e gli indumenti compressivi: performance e recupero”.

  1. Grazie per la citazione! 😉

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